Siamo giunti al nostro quinto incontro del corso di formazione sul volontariato Caritas. Il tema che abbiamo trattato guidati dal relatore Don Raffaele D’Antuono, psicologo e psicoterapeuta è: Le parole del volontario. Creative o distruttive?
È stato un incontro molto riflessivo e dinamico alla scoperta del valore e della potenza delle parole che fanno crescere o possono far bloccare la crescita.
La comunicazione è una grande responsabilità! È creativa se è condivisione del dono. La parola non può essere esclusivamente informativa ma deve essere performativa e diventa tale quando incrociamo uno sguardo e condividiamo un dono.
Affinché le nostre parole siano creative siamo chiamati a lasciarci attraversare dalla realtà…, dall’altro…. Anche il povero che incontriamo ci deve attraversare. Ognuno ha la propria storia, la propria provenienza, il proprio modo di vivere. Non possiamo e non dobbiamo avere per tutti parole uguali, preconfezionate. Le nostre parole devono nascere dallo stare in contatto con l’altro nella sua diversità.
Siamo chiamati ad attraversare la vita dell’altro, con delicatezza, senza fare irruzione. La parola creativa nasce dal rispetto dell’altro.
La parola creativa non è mascherata, rivela il suo volto, è liberante, deve portare fuori dall’oblio, dall’angoscia, dalla schiavitù, dallo smarrimento, dal non senso. Siamo chiamati a donare libertà. La vera libertà nasce prima dal considerare. Se non c’è considerazione non c’è desiderio ma disastro.
Come volontari, nella relazione di aiuto, siamo chiamati a pronunciare parole vere che devono avere queste caratteristiche: assenza di giudizio, empatia, accettazione incondizionata, autenticità.
sr Rossella D’Aniello





