Sconfinare con San Vincenzo de Paoli

Siamo giunti al quarto incontro del cammino di formazione Caritas di questo anno in compagnia di alcuni Santi della Carità. Il tema trattato è stato SCONFINARE. Ci ha accompagnato in questa riflessione San Vincenzo de Paoli.

Abbiamo scelto la parola Sconfinare perché ci piace pensare che un confine sia una soglia e non una barriera, un luogo verso cui allargare il nostro sguardo e non un muro, uno spazio aperto per la volontà e il desiderio e non un ostacolo.

Questo comporta la fatica di andare oltre i nostri confini mentali, sociali, istituzionali, ecclesiali e sconfinare dal nostro interesse personale verso una “casa comune” in cui trovare giustizia e tutela per i diritti di tutti.

Gesù stesso a volte ha sconfinato la legge, non per fare l’anarchico, ma per riportarla alla sua origine: la legge è donata all’uomo perché esso recuperi dignità e vita. Come dice San Paolo, la legge rischia di diventare inumana se non è a servizio dell’uomo, così come Dio l’ha voluta. La carità non si ferma davanti a un confine. 

San Vincenzo de Paoli nella sua vita ha sconfinato nell’amore in molte situazioni. Si è messo a servizio della povera gente di campagna che allora, nel Seicento, costituiva il novantacinque per cento della popolazione di Francia ed era la maggiormente abbandonata dai potenti e persino dagli ecclesiastici. Ha fondando un’associazione laicale, le Dame della carità, andando oltre l’idea sociale ed ecclesiale che vedeva spesso le donne ai margini. Ha fondato un gruppo di chierici formati per l’apostolato rurale e per l’assistenza ai condannati alle galere che tra le regole avevano la necessità di fare vita comune e rinunciare alle cariche ecclesiastiche più ambite. Ha fondato le Figlie della Carità, un ordine religioso dedicato all’assistenza dei poveri e dei malati, donne che voleva libere e disponibili per il servizio agli ultimi, “suore”, sorelle degli ultimi, che vivono accanto a loro nel mondo e di loro si occupano quotidianamente. Le consacrate, per la prima volta, prendono parte all’apostolato attivo.

San Vincenzo, Apostolo di Carità volle essere un “piccolo seme”. Era convinto che l’umiltà, la mansuetudine e la semplicità sono condizioni essenziali per incarnare la legge del seme che dà la vita morendo (cfr Gv 12,20-26), quella legge che, sola, rende la vita cristiana feconda, quella legge per la quale si riceve donando, ci si trova perdendosi e si splende quando non si appare.

Siamo chiamati a raggiungere le periferie della condizione umana, per portare non le nostre capacità, ma lo Spirito del Signore che è “Padre dei poveri”. Siamo chiamati ad essere creativi dinanzi alle sfide di oggi e di domani perché, come diceva San Vincenzo de Paoli, «l’amore è creativo all’infinito»”.

sr Rossella D’Aniello