Il tema sul quale abbiamo riflettuto insieme nel nostro terzo incontro di formazione è riconoscere.
Oggi è difficile riconoscere i poveri. Anche se viviamo in una cultura laica ed ecclesiastica in cui si parla spesso di povertà, di marginalità dei poveri, dei piccoli, bisogna riconoscere con verità che è difficile riconoscere i poveri. Riconoscere i poveri anche come valore intrinseco, come patrimonio che abbiamo sempre con noi. È Gesù che ce lo dice: “i poveri li avete sempre con voi; quando volete, potete far loro del bene; ma a me non mi avete per sempre”. (Mc 14,7) Un patrimonio che non possiamo trascurare perché esprime un particolare luogo in cui la Grazia rivela il mistero di Dio e indica una via verso la pienezza relazionale dell’esperienza umana.
Per saper riconoscere i poveri bisogna partire dal conoscersi, dal riconoscere la nostra povertà, dal riconoscere che il povero interroga il senso della nostra vita, con le sue possibilità e i suoi limiti.
Siamo chiamati come San Pier Giorgio Frassati ad operare dentro la realtà storica del tempo con passione. Non confinando mai la fede alla devozione privata ma spinti dal Vangelo, siamo chiamati ad impegnarci nella vita sociale, politica e a spenderci con ardore al servizio dei poveri.
Siamo chiamati ad operare nel nostro qui ed ora, a riconoscere i dolori, le fragilità, le povertà dell’umanità. A vedere la realtà dell’altro per quella che è. Proprio il riconoscere l’altro nel suo reale bisogno è stato l’approfondimento che abbiamo avuto nel laboratorio attraverso la simulata di un ascolto.
Siamo chiamati a vedere la realtà dell’altro con lo sguardo di Dio, a riconoscere nell’altro un fratello, a riconoscere nell’altro Gesù. Siamo chiamati a vedere un pezzetto di Dio anche nel fratello più lontano, più povero, più solo, più diverso da noi.
sr Rossella D’Aniello






